Venezuela, tante menzogne e nessuna verità dopo l’attentato a Maduro

Nulla è più mistificabile della verità. Facciamo tutti fatica a riconoscerlo perché questa stessa affermazione corrisponde ad una spiacevole verità di fatto ed in quanto tale si fa fatica ad interiorizzarla nel senso più profondo del termine.

La verità rispetto a quanto accaduto lo scorso 4 agosto non è stata immediatamente percepibile ma, col passare dei giorni e delle ore, è tutto estremamente più chiaro. Eppure, facciamo fatica a prenderne atto. 

I media, bravi a giocare sulla nostra volontaria ignoranza che va di pari passo con una pigrizia intellettuale da far accapponare la pelle, hanno trasformato e continuano a farlo senza intoppo alcuno tutto quanto accaduto dieci giorni fa, comprese le novità che si sono susseguite dopo il tentativo di uccisione del rappresentante del governo venezuelano.

Gli organi di informazioni occidentali a matrice imperialista continuano ad operare in tal senso seguendo la medesima condotta a cui dovremmo essere ormai sufficientemente abituati dai tanti precedenti che, ahinoi, dobbiamo evidentemente aver freudianamente rimosso a supporto della teoria secondo cui la Storia non insegna alcunché soprattutto quando gli interessi in questione non sono così palesi.

Ma cosa è realmente successo dopo il fallito attentato ai danni di Maduro? Facciamo chiarezza…


La confessione di Juan Carlos Monasterio

Primo dato di fatto: si è effettivamente trattato di un attentato. L’opinione comune è stata istruita a pensare ad una messa in scena voluta ed organizzata dal governo venezuelano, ebbene, così non è.

Nelle ore immediatamente successive all’esplosione provocata dai droni carichi di C4, Maduro ha voluto vederci chiaro per quanto la situazione fosse sufficientemente decriptabile già prioritariamente dal successore di Hugo Chavez.

Uno degli uomini arrestati in seguito all’attentato, tale Juan Carlos Monasterio, ha confessato sebbene le sue parole siano passate più che in secondo piano presso quegli stessi organi di informazione che avrebbero dovuto concedere uno spazio davvero importante ad una notizia di tale peso specifico.

Cosa ha rivelato Monasterio? Diverse cose, tutte davvero interessanti: innanzitutto che l’attacco ai danni di Maduro era stato programmato per un momento precedente rispetto a quando si è poi effettivamente concretizzato. Il ritardo è stato dovuto all’impossibilità di reperire i droni carichi di quell’esplosivo che avrebbe dovuto uccidere Maduro. 

Monasterio ha sottolineato di aver ricevuto un ordine molto chiaro, ovvero, quello di uccidere tutti (Maduro compreso), nessuno sarebbe dovuto rimanere vivo. 


Il ruolo di Juan Requesens e Julio Borges

L’ex sergente dell’esercito venezuelano ha inoltre rivelato di aver potuto fare affidamento su due importanti deputati della destra estremista, Juan Requesens e Julio Borges. Il primo è stato tratto in arresto e ha confermato la versione di Monasterio, il secondo è fuggito probabilmente in Colombia ed è attualmente ricercato dal governo venezuelano.

Nei mesi precedenti la strage mancata – ricostruisce ancora Monasterio – furono proprio Requesens e Borges a consentirgli di attraversare più volte il confine tra Colombia e Venezuela dal momento che l’addestramento per essere in grado di azionare i droni esplosivi si è svolto proprio nel Paese con capitale Bogotà (precisamente nel comune di Chinàcota).

Mentre Monasterio faceva tutte questi importanti dichiarazioni, i falsari del circuito informativo mainstream continuavano imperterriti a parlare di falso attentato in barba alla verità dei fatti e a qualsivoglia principio deontologico che dovrebbe avere a che fare con l’essere giornalista.


La conferma dell’italiano Salvatore Lucchese

C’è anche un italiano dietro l’attentato ai danni di Nicolas Maduro (non ci crederete, ma è esattamente così): il suo nome è Salvatore Lucchese.

A rivendicarne la partecipazione lo stesso Lucchese, ex direttore della polizia di San Diego, nello Stato venezuelano di Carabobo. Costui ha dichiarato alla Reuters di «aver partecipato attivamente all’attentato» confermando di fatto quanto dichiarato da Monasterio. 

Lucchese è molto vicino all’estrema destra venezuelana e, come da lui stesso dichiarato, sposa le posizioni dell’ex presidente della Colombia Alvaro Uribe, main sponsor del paramilitarismo all’interno e non dei confini del suo Paese.

C’è anche un altro interessante passaggio che vale la pena riportare dal momento che in esso Lucchese sottolinea che «l’organizzazione dell’attentato è avvenuta in sinergia con i militari antigovernativi e i membri della resistenza contro Maduro i quali – è certo – non si fermeranno».


Jayme Bayly e la CIA

Non devono, tuttavia, stupire le rivendicazioni di Lucchese considerato che c’è chi ha fatto qualcosa di molto simile: Jayme Bayly, all’apparenza un semplice giornalista peruviano in realtà agente della CIA, ha raccontato di aver preso parte a diverse riunioni antecedenti la tentata strage del 4 agosto in cui si organizzavano nel dettaglio i preparativi per quanto sarebbe poi dovuto avvenire di lì a poco.

Di nuovo quella stessa CIA, insomma, che dopo il fallito golpe ai danni di Hugo Chavez fece saltare in aria il giudice Danilo Anderson che stava indagando sulla strage di Puente Llaguno nel corso della quale franchi tiratori manovrati dalla Cia spararono su due opposte manifestazioni attribuendo la responsabilità alla repressione di Chavez. Sempre la stessa storia…


Le minacce dei “finti buoni”…

Il nome di Patricia Poleo probabilmente vi dirà poco o nulla ma tra qualche secondo sarà tutto più chiaro. Chi è davvero questa giornalista venezualana che, ormai da diversi anni, conduce dal sud della Florida un programma televisivo dal titolo “Agàrrate”?

Si tratta di una pseudo-professionista del giornalismo d’opposizione ricercata in quanto mandante intellettuale dell’omicidio del sopra citato giudice Anderson che, come detto, ai tempi indagava sui massacri del golpe targato CIA.

In quello stesso periodo Patricia Poleo dirigeva il quotidiano “El Nuevo Pais” di proprietà di suo padre Rafael e la sua opera – come quella di una intera stampa asservita e del potere ecclesiastico – fu fondamentale per quanto concerne i disperativi tentativi di spostare gli equilibri di un Paese in cui il chavismo era divenuto condizione necessaria e fondamentale.

La Poleo continua oggi la sua battaglia a distanza contro Nicolas Maduro e lo fa dagli studi della calda Florida dove – in una delle ultime puntate del “brillante” format televisivo – ha ospitato niente meno che il professor Pablo Aure, fan della ex deputata filo-atlantica Maria Corina Machado, leader del partito Vente Venezuela, ex golpista amnistiata da Chavez, amica personale di George W. Bush e di Alvaro Uribe.

Il professore – senza timore di risultare stonato – ha dichiarato che con Duque le cose cambieranno dal momento che già in campagna elettorale il nuovo presidente colombiano ha ribadito la necessità della guerra contro il Venezuela:

«Con Duque le cose cambieranno, gli studenti  saranno di nuovo il detonatore, come nelle “guarimbas” del 2014 e del 2017. Ma, soprattutto, bisogna premere sui padri di famiglia i quali, ridotti alla disperazione per gli alti prezzi degli alimenti che non permetteranno di mandare i figli a scuola accetteranno finalmente azioni di forza per cacciare l’odiato dittatore».


Ed ora…?

Ed ora che succede? La situazione in Venezuela appare quanto mai complessa, con la crisi economica e sociale a tenere banco ed un tasso di emigrazione da far tremare vene e polsi. 

A lasciare Caracas sono famiglie, pensionati e giovani laureati alla ricerca di una realtà all’interno della quale poter esprimere le proprie competenze. Chi è costretto a rimanere sul posto deve fare i conti con disoccupazione, malnutrizione, inflazione e malasanità.

Maduro nelle ultime ore ha ribadito che alcuni degli oppositori venezuelani che hanno partecipato al tentativo di attentato si sarebbero rifugiati, oltre che in Colombia e negli Stati Uniti, anche in Perù e la sensazione generale è che questi ultimi non abbiano assolutamente intenzione di mollare la presa nei confronti dello stato venezuelano.

Gli scenari sono tutt’altro che positivi, gli animi particolarmente caldi su ambo i fronti e gli interessi in ballo di primissimo piano. Difficile ipotizzare cosa potrà accadere, quel che è certo è che il racconto dei fatti sarà lontano anni luce da presupposti seppur minimi di obiettività. Come al solito, come sempre..

 

 

 

 

 

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