Selvaggio West – Inedito Carmine Lione, La fine dell’inverno

Brulicante, 

s’annida nelle viscere steppose la te di ieri

e non trova strada verso il cuore martoriato

volto ad osservare inquietanti giochi di luce

che dal cielo vengono e al cielo ritornano

nel profumo d’anime marce che si fa merda sacra

cui destinare preghiere laicizzanti di memorie musulmane

che vivono nel ventre d’un cosmo 

che fagocita rettili d’inconsistenza sfumata e sfiancata

dalle possibilità tradite da esiti insperati.

 

Coni d’ombra sospesi in aere,

come le insegne del Totocalcio e del Fernet Branca

consegnate da Kronos alla Milano bevuta e sputata, 

si fanno clessidre pregne di sabbia-calce,

il leggero calviniano crepa soffocato

simile al verbo vuoto di Cristo Nostro Signore,

di tutti i signori e le signore d’ogni epoca

finti adepti del Nulla, onesti ribelli al Tutto.

 

Tutto è un crogiolo

di monitor monitoranti e monitorati.

Le lacrime si fanno – strano a dirsi – infuocate d’amor proprio

smarrito tra le bombe di Sarajevo,

tra le bimbe d’un asilo di provincia

violentate dall’esausta violenza di luoghi non-comuni eppur comunicanti,

tra giornate ordinate più che ordinarie

con il disordine dei sensi e di piaceri immoralmente immortali

che stramazza al suolo, di notte

in aree di servizio impopolari

d’una autostrada che ha smesso d’attendere il sole pallido di domani.

 

 

Carmine Lione

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