Renzullo Centro di Riabilitazione, dove le emozioni sono di casa

Saper riconoscere, differenziare e manifestare le proprie  emozioni, nel rispetto e nell’avvenuta presa di coscienza di quelle altrui, è l’obiettivo primario di un progetto cardine sviluppato negli ultimi tempi dal Renzullo Centro di Riabilitazione.

“Io valgo, tu vali, noi voliamo”, questo il mantra del percorso cognitivo-comportamentale permanente portato avanti dalla psicoterapeuta Gina D’Onofrio presso la struttura riabilitativa sita in Sarno, il cui significato più profondo non può che dirsi radicato in un’alfabetizzazione emotiva atta ad interessare i giovani del semiconvitto, alle prese con un momento di crescita e scoperta di tutto quanto coinvolge ed abbraccia la sfera emozionale del paziente.

Appuntamenti a cadenza settimanale con laboratori e training sulle abilità sociali, intesi come trattamenti finalizzati al potenziamento di capacità socio-emotive e comunicative che risultano carenti in alcuni soggetti. I cosiddetti “deficit di abilità sociali”, infatti,  determinano difficoltà a stabilire relazioni sociali e svolgere ruoli. A contrastarli, il “Social Skills Training”, rivolto a gruppi di giovani del Centro di Riabilitazione composti da un minimo di quattro a un massimo di dieci pazienti, dediti ad osservare i principi di una tecnica psicoeducativa che vuole, oltreché favorire lo sviluppo delle capacità sociali, promuovere il miglioramento delle disfunzioni cognitive generalmente associate alle diverse abilità, il tutto attraverso attività ludiche, conversazioni, disegni e lavori di gruppo.

A parlarne è la stessa dottoressa D’Onofrio la quale, nello scorso giugno, ha inteso sviluppare questo interessante progetto di “social skills” mediante la proiezione del fortunato film della Pixar, “Inside Out”, pellicola all’interno della quale sono proprio le emozioni a farla da padrone, ciascuna di esse contraddistinta da colore, forma e relativa personalità:

“E’ un lavoro di squadra ben rappresentato dalla sinergia con le educatrici che, in una recente esperienza-tipo formalizzata attraverso laboratori di creatività destinati ai nostri ragazzi, hanno fatto dipingere il sale con delle tempere, associando a ciascun colore un’emozione percepita e riconosciuta. Arrivare alla consapevolezza di sé, attraverso la creatività, il gioco ma soprattutto le relazioni che abbiamo stabilito all’interno del gruppo, permette a questi giovani di rappresentare il proprio vissuto emotivo attuale.

Ho voluto fortemente – continua la dottoressa D’Onofrio –  che il  progetto di alfabetizzazione emotiva, attraverso la proiezione del film “Inside Out”, costituisse uno sviluppo al lavoro portato avanti in questo lasso di tempo e la risposta è stata assolutamente positiva, al punto da auspicare il ripetersi di simili appuntamenti.  Ciascun ragazzo è stato chiamato a comprendere come e quanto i comportamenti individuali siano costantemente dettati da pensieri che appartengono alla nostra memoria storica, esperienze del passato che fungono da regolatrici di atteggiamenti adottati in presa diretta.

 I nostri giovani, dunque, mediante la catena cognitivo-comportamentale della protagonista della pellicola, sono stati coinvolti attivamente, chiamati in causa a costruirne una propria. Di riflesso, questo approccio consente anche e soprattutto il riconoscimento delle sensazioni e dell’emotività altrui: il paziente interiorizza questo meccanismo “fantasioso” e ne riconosce la validità in relazione al prossimo, consentendoci di lavorare al meglio sull’aspetto empatico che non fa certamente difetto al nostro gruppo”.

E’ proprio il lavoro corale, infine, a fungere da perno di attività progettuali dedicate all’emotività che non accennano di certo ad arrestarsi ed  in virtù delle quali il giovane paziente riconosce, altresì, l’importanza e del “gruppo” e del proprio ruolo specifico all’interno dello stesso:

“La costruzione del gruppo– chiosa la dottoressa D’Onofrio – ha avuto un peso specifico rilevante in questa esperienza progettuale: ognuno di questi ragazzi ha imparato a comprendere il proprio ruolo all’interno della collettività riconoscendo le responsabilità ad esso correlate. E’ un aspetto quanto mai positivo che ha così permesso a ciascuno di prendere coscienza della propria individualità rigorosamente nel rispetto di quella altrui”.

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