“Play it again, Spike” : il necessario ritorno di Spike Lee (che non è mai andato via…)

Dal 27 settembre torna nelle sale italiane Spike Lee con l’attesissimo “BlacKkKlansman”, la storia del poliziotto nero Ron Stallworth che nel 1979 riuscì ad infiltrarsi nel Ku Klux Klan


Avete ragione, non si tratta di un ritorno. Spike Lee non è mai andato via. Lui è uno di quei rompiballe che non riesci proprio a levarti dai piedi, il classico newyorkse nigga inside con la puzza sotto il naso che di farsi gli affari suoi non vuol saperne. Avrebbe dieci, cento, mille motivi per vivere tranquillo la sua vita producendo qualche film di tanto in tanto e consacrando il resto della stagione ai fallimenti cestistici dei suoi amati New York Knicks che vivono e muoiono sulle spalle di quel lettone piuttosto bravino con la spicchia il cui nome risponde a Kristaps Porzingis.

Ed invece no. Senza nulla togliere alla “straordinaria” pallacanestro che i Knicks degli ultimi anni non hanno mai mancato di interpretare, Spike è anche tanto altro e – come si diceva – non è mai andato via.

Nel frattempo, tuttavia, negli States come in tutto il resto del mondo di acqua sotto i ponti ne è passata un bel po’ ed il regista americano ha ultimato una nuova pellicola (“BlacKkKlansman”) presentata al Festival di Cannes (dove si è aggiudicata il Grand Prix della giuria) che racconta la storia di Ron Stallworth, un poliziotto nero che nel 1979 riuscì incredibilmente ad infiltrarsi nel Ku Klux Klan.


L’intervista a “Il Venerdì”

C’è questa più che interessante intervista rilasciata da Lee a Marco Consoli per “Il Venerdì” dello scorso 3 agosto che – in questo momento storico come non mai – ritengo abbia un peso specifico importante visto quanto sta accadendo un po’ ovunque in merito al tema razzismo.

Il nostro amato (o probabilmente odiato, dipende dai punti di vista…) Spike parte da un episodio che in tanti sembrano aver già rimosso nonostante il fatto sia avvenuto meno di un anno fa, ovvero, lo scorso 12 agosto quando James Alex Fields Jr. si lanciò con la sua auto sulla folla che protestava contro il raduno dei suprematisti bianchi a Charlottesville provocando così la morte della giovane Heather Heyer nonché il ferimento di altre 19 persone.

Ora, respirate, chiudete gli occhi, riapriteli quando vi pare e rispondete in assoluta sincerità: in tutto questo tran tran mediatico ed esistenziale che vi attanaglia, ve ne ricordavate davvero? Siate sinceri sennò è uno sforzo inutile…

La strage di Charlottesville

Nel dubbio, vi rinfresco la memoria: Fields è quel giovane di 20 anni proveniente da Maumee, Ohio indissolubilmente legato – nonostante la sua giovane età – ad un gruppo razzista e di destra chiamato Vanguard America, un gruppo – ça va sans dire – di suprematisti bianchi in “forte opposizione” (per usare un eufemismo) al multiculturalismo americano..

Un fuori di testa che – sulla base di folli ideali supportati da più di qualcuno anziché essere perseguiti legalmente ed attivamente – finisce col togliere la vita ad una 32enne che – come riportava ai tempi “Il Corriere della Sera” –  nel frattempo scriveva sul suo profilo Facebook: “Se non ti indigni, sei distratto”.

Avevi ragione Heather, quanta distrazione…


Spike vs Donald

Spike Lee parte proprio da questa freschissima pagina di “storia” (sembra più attualità) per rivelare di aver chiesto alla madre della ragazza di poter inserire le immagini di quell’omicidio nel suo nuovo “BlacKkKlansman” ed aggiunge: «ho fatto quanto avrebbe dovuto fare quel figlio di puttana alla Casa Bianca, che non ha preso una posizione netta contro i razzisti. La cosa non mi sorprende perché il mio Paese è stato costruito sul genocidio dei nativi e la schiavitù dei neri, ma è arrivato il momento di alzare la voce e prendere una posizione. E non mi frega niente delle critiche, perché so di essere dalla parte giusta della Storia».


Il film e l’intervista

L’intervista corre via con spunti di riflessione davvero interessanti, molti dei quali riguardanti l‘arte come salvatrice ma al contempo maliarda “influencer” al servizio di un potere spesso neppure troppo celato. In quanto al film, invece, esso è ambientato sul finire degli anni 70, allorquando Ron Stallworth appena entrato nel dipartimento di polizia di Colorado Springs e desideroso di lavorare in incognito, viene incaricato di tenere d’occhio un gruppo di attivisti neri

Nel frattempo risponde anche ad un annuncio che cerca di reclutare nuovi membri del Ku Klux Klan; riesce persino ad ottenere un appuntamento ma, per non far saltare la copertura, chiede al suo collega ebreo Flip Zimmerman di tenergli il gioco per gli incontri nel corso dei quali non potrebbe nascondere la sua identità.

Il tutto al fine di ottenere un incontro con il Gran Maestro del Kkk ed incastrare il gruppo di suprematisti che sta preparando un’azione violenta contro gli afroamericani.


La Storia si ripete…

E’ questo il punto più importante che emerge dal pensiero e dal racconto del prossimo film di Spike Lee: la Storia continua inevitabilmente a ripetersi con le stesse, identiche dinamiche dalle quali l’uomo non ha evidentemente appreso alcunché. 

La Storia non insegna nulla, la memoria degli uomini è a breve termine e le logiche politiche e di convenienza hanno sempre e comunque la meglio su tutto. Per fortuna, c’è chi si oppone nonostante questa terribile consapevolezza in merito a come vanno da sempre le cose nel mondo. Un’opposizione consapevole che resiste per una sola, unica, effettiva ragione. Ve la ricordate? Siate sinceri, sennò non serve a niente…

Non ve la ricordate, lo so.

Qual’è la ragione? “Se non ti indigni, sei distratto”.

Avevi proprio ragione Heather, perdonaci se puoi…

 

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