La guerra nello Yemen? Chiamatela pure la “guerra dei bambini”

Il conflitto nello Yemen infuria dalla primavera del 2015 nel silenzio dei media occidentali sebbene i resoconti dal territorio siano drammatici per usare un eufemismo. Forse il silenzio generale è dato anche da questo, quel che è certo è che questo atroce conflitto tutto basato sugli interessi economici (petrolio e gas) porta sempre più in calce la firma di bambini senza nome al soldo di criminali ben identificabili.

Appena quattro giorni fa, 31 bambini soldato sono stati consegnati dalle forze ribelli degli Houthi al Comitato Internazionale della Croce Rossa alla presenza di rappresentanti dell’Unicef: si trattava di bambini tra gli 11 e i 12 anni arruolati dalla coalizione a guida saudita e rigorosamente sostenuta dai governi occidentali, quella medesima coalizione che – ad inizio agosto – aveva fatto saltare in aria uno scuolabus a bordo del quale c’erano ben 40 fanciulli.

I dati sono spietati: Unicef riferisce alla fine del 2017 di oltre 2000 minori reclutati dalle varie fazioni nello Yemen ma i numeri sono destinati a peggiorare.

I bambini-soldato svolgono compiti variegati: ad alcuni vengono affidati le armi con l’obbligo di combattere ed uccidere, altri fanno la guardia a punti strategici od edifici governativi, altri ancora sono deputati al trasporto di viveri nelle postazioni militari con l’elevato rischio di essere colpiti a freddo da nemici o di perdere la vita a causa delle mine.

Nello Yemen contare le vittime del conflitto è impresa ardua perché si muore sempre, ovunque, comunque e nei modi più disparati. Troppo spesso a perdere la vita sono proprio questi bambini.

Tuttavia, i minori impegnati nel conflitto sono anche un utilissimo strumento di propaganda con le fazioni che si scambiano accuse su chi utilizzi il maggior numero di minori. Il re saudita Salman ha fatto di meglio, ovvero, ormai da qualche anno finanzia un centro che si prende cura esclusivamente dei bambini soldato. Le vittime sono tutte rigorosamente reclutate dalle milizie Houthi a ricordare che i cattivi sono sempre e comunque gli altri.

Ovviamente, i bambini nello Yemen sono perfetti anche come scudi umani e l’episodio del 9 agosto lo dimostra con chiarezza: quello scuolabus, divenuto tristemente celebre per essere stato colpito da un missile della coalizione saudita, si trovava inspiegabilmente fermo in una zona della provincia di Saada (controllata dai ribelli) a pochi passi dalla rampa di lancio missilistica difesa dagli oppositori. Tant’è che il solerte colonnello Turki al-Malki non ha esitato a dichiarare alla Cnn che l’obiettivo dell’attacco era un target assolutamente legittimo nel grande e folle gioco della guerra.

La verità è che in tutto questo desolante scenario di legittimo non esiste alcunché e che – ancora una volta – per mere ragioni economiche siamo tutti complici di una carneficina di cui un giorno dovremo rendere conto alla Storia, quella stessa Storia che, con buona pace degli ultimi umanisti convinti, non insegna niente di niente.

 

 

 

 

 

 

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