Food Blog Episodio 1: a Colliano alla scoperta del ristorante “Pepe Viola”

Per il primo episodio della nuova rubrica relativa ai sapori della tradizione italiana e non solo che offre la nostra ristorazione, si parte col “Pepe Viola”


Se vi capita di cercare informazioni dettagliate sul comune di Colliano – magari con l’ausilio del più classico Wikipedia – vi imbatterete senz’altro nello slang “città del tartufo nero del monte Marzano”.

Tutto assolutamente vero, per quanto ciò di cui si intende parlare in questo contributo ha sì a che fare con la location in questione ma non con la specialità del posto.

Conosco Colliano da diverso tempo essendo il paese situato a pochi chilometri da realtà particolarmente care allo scrivente – una su tutte Calabritto – e devo dire che non avrei mai detto che questa nuova rubrica relativa ai sapori della tradizione italiana e non solo offerti dalla nostra ristorazione partisse proprio da qui.

Bando alle ciance, volete sapere di cosa vi parlo? Va bene, ve lo dico subito.


Il Ristorante “Pepe Viola”

In compagnia di un caro amico che ha deciso di intraprendere anch’egli un lungo ed affascinante viaggio tra i sapori più incredibili che intendiamo di volta in volta presentarvi attraverso questa rubrica (e, bontà sua, le ore di palestra cui si dedica assiduamente potranno tornargli un po’ meno utili…), nella serata di sabato ci siamo mossi neanche a dirlo in direzione Colliano col fermo proposito di fare tappa presso il nuovissimo ristorante “Pepe Viola”, ubicato in località Contrada Cartiere 8.

Profondamente legato al posto in questione – e per i motivi sopra citati e perché nel medesimo luogo sorgeva tempo addietro una trattoria che tante soddisfazioni ebbe l’ardire di regalare al mio palato – le aspettative sulla location assolutamente nuova (inaugurata ufficialmente appena qualche giorno prima) erano inconsciamente molto elevate.

Giunti in prossimità dell’ingresso non abbiamo avuto alcun problema a parcheggiare l’auto; la facciata del locale ci ha accolto con due colonne e tanto di illuminazione atta ad indicare – in maniera assolutamente appropriata – il posto in cui ci trovavamo.


L’ingresso del ristorante

 


L’accoglienza e l’interno

L’accoglienza da parte del personale di sala è stata assolutamente cordiale. Un bancone dedicato al beverage rende il primo impatto con l’interno del ristorante piacevolmente informale e non ingessato ma – più di ogni altra cosa – attraverso il vero e proprio motto del locale ci ricorda testualmente che “la vita cominciò con un peccato di gola”. 

 

La sala è apparsa ordinata e ben gestita, il cameriere ci ha concesso l’opportunità di scegliere la postazione che più preferivamo e, una volta accomodati, è stato il momento di prendere confidenza col menù.

Il cartaceo del “Pepe Viola” stupisce fin dal primo istante: un’offerta non estremamente vasta che – almeno nelle intenzioni della proprietà – mira a privilegiare la qualità sulla quantità.

Antipasti di mare o classico mix di salumi e formaggi ma anche l’intrigante possibilità di optare per delle polpettine di carne magra  “apristomaco” che hanno immediatamente suscitato la curiosità mia e del valoroso compagno d’avventura.



Un approccio inizialmente soddisfacente sebbene la mia attenzione sia stata d’un tratto catturata dal fondo di una bottiglia d’acqua sporco al punto da insozzare la tovaglia su cui di lì a poco ci saremmo apprestati a consumare. Come dire, prima nota stonata.


Per quanto riguarda la scelta vera e propria delle portate, il mio amico ha optato per due secondi, ovvero, una zuppetta di mare ed a seguire un arrosto di pesce.


La mia scelta, invece, è ricaduta su un primo nei confronti del quale ho immediatamente sentito una certa attrazione fatale, cioè orecchiette al pesto di fiori di zucca e pinoli con scaglie di parmigiano; per secondo impossibile – a mio modesto avviso – dire di no alla proposta degli invitanti fagottini di vitello con verdure su fonduta di formaggio e patate chips.

 


In attesa dell’arrivo delle prime portate e nel mentre ci apprestavamo a concludere le polpettine, non ho potuto fare a meno di rilevare un insetto passeggiare allegramente sulla tavola evidentemente diretta – anche a ritmo piuttosto celere – verso le ultime polpettine che avremmo preferito goderci in un’atmosfera un po’ diversa tanto per usare un eufemismo. A buon intenditore…


I piatti forti

Dopo un’attesa decisamente accettabile – per quanto la sala non fosse assolutamente sovraffollata – è giunto il momento delle prime portate.

Il mio amico ha esordito con la zuppetta di mare presentata in grande stile ed eleganza, ricca nel contenuto oltreché nella forma e dal sapore davvero delizioso.

A controbattere, le orecchiette al pesto di fiori di zucca con scaglie di parmigiano: dal primo boccone una sensazione davvero piacevole si è impadronita del mio palato. Cottura della pasta ottimale e attenzione significativa nella selezione delle materie prime.

Il pesto di fiori di zucca si presentava  come una sorta di cremina estremamente delicata ed in grado – in virtù della perfetta unione con pinoli e scaglie di parmigiano – di far perdurare uno stato di abbandono alla miscellanea di ingredienti magistralmente sintetizzati in un tutt’uno quanto mai interessante.

A seguire, le seconde portate. Per il mio amico era giunto il momento di cimentarsi con un arrosto di pesce mentre per quanto riguarda me ad attendermi c’erano niente meno che i fagottini di vitello con verdure su fonduta di formaggio e patate chips.

Due scelte importanti le nostre ma – soprattutto- due proposte estremamente rischiose ed innovative da parte dei responsabili del “Pepe Viola”, coraggiosi al punto da volersi distaccare da piatti scontati ed eccessivamente legati alla tradizione che, troppo spesso, finisce col far rima con ovvietà.

Tutt’altra direzione, dunque, per una doppia proposta intrigante che ha ottenuto – almeno per quanto ci riguarda – risultati un po’ contrastanti.

Per quanto concerne l’arrosto, il giudizio non è negativo ma neppure lusinghiero dal momento che avrebbe potuto e forse dovuto, anche in virtù del coraggio operato nella scelta di inserirlo in menù – essere più ricco e diversificato

Diversa la mia esperienza con i fagottini di vitello e le patate chips. Per iniziare, un abbinamento molto particolare che mi ha incuriosito sin dal primo istante al punto da non farmi esitare in merito alla scelta da operare. A seguire, impiattamento senza particolari note di fantasia, fagottini probabilmente troppo inumiditi e patate chips di pregevole fattura.

Per queste ultime, tuttavia, non mi è stata offerta la possibilità di affiancare delle salse particolari (barbecue, ketchup et similia, ammesso fossero disponibili…) il che rappresenta senz’altro un minus dal momento che esse vengono spesso e da molti gustate rigorosamente in modalità street.

Essere al passo con la modernità senza staccarsi troppo dalla tradizione, in fondo, non è un gioco da ragazzi soprattutto per un ristorante aperto da pochi giorni.

A tal proposito, nota a margine divertente: ad un certo punto ho interrogato il cameriere in merito a dove fosse la toilette. La risposta – decisamente dubbiosa e giunta con diversi secondi di ritardo – mi ha fatto per un attimo pensare che fossi su “Scherzi a parte” o più verosimilmente vittima della proverbiale supercazzola di monicelliana memoria. Eppure no, era tutto vero.

Dulcis in fundo, sul dessert io ed il mio amico ci siamo trovati d’accordo sulla scelta di un delizioso tiramisù al limoncello, dal gusto fresco e raffinato, presentato in maniera semplice ma impeccabile e con la consapevolezza di non dover stupire in altro modo se non con quella che definisco – senza dubbio alcuno – come la miglior proposta della serata.


Il conto

In virtù di quanto degustato – e con l’aggiunta di due bottiglie d’acqua (una naturale ed una minerale) – l’importo finale della nostra cena presso il ristorante “Pepe Viola” è stato pari a 53.50 euro.



Il giudizio complessivo

Il ristorante “Pepe Viola” può crescere ulteriormente e, tenendo conto della recentissima apertura, le sensazioni sul futuro del locale possono e devono essere assolutamente positive.

Sono diversi i dettagli da affinare partendo innanzitutto da quegli aspetti che nell’ambito della ristorazione fanno tutta la differenza del mondo: foglie di rucola secca, insetti che passeggiano lungo il tavolo e chiazze di sporco che magicamente il cliente finisce col ritrovarsi sulla tovaglia senza neppure essersi spostato di un millimetro sono errori madornali che non devono accadere mai e poi mai.

In quanto al menù, l’idea di optare per un’offerta selezionata mi trova assolutamente d’accordo ed è degno di lode l’atteggiamento coraggioso circa la ricerca del mix ideale tra tradizione ed innovazione. Sarà fondamentale – nel tempo – riuscire ad approfondire fino in fondo la questione relativa a come arricchire i piatti forti su cui si basa l’offerta del locale. Individuare varianti in grado di incuriosire ulteriormente il cliente – pur sempre sulla base di quel che si intende con convinzione far assaporare – potrebbe essere una sfida importante da qui ai mesi avvenire.

Seconda nota a margine assolutamente positiva e degna di segnalazione è il fatto di aver “offerto” i due amari al termine del pasto, trattasi nella fattispecie di un meloncello per me e di un amaro del capo per un mio amico. E’ così che si fa ma non sempre l’equazione è verificata, chapeau.

Le pagelle finali

Ecco i nostri voti finali suddivisi per categorie. Parto col mio giudizio:

RISTORANTE “PEPE VIOLA”  – VALUTAZIONE FINALE DI CARMINE LIONE

LOCATION:  6

MENU’: 6

SERVIZIO: 5

COSTO: 6

AMBIENTE: 4

TOTALE 27

TOTALE IN STELLE: 2.7 / 5


Ecco, invece, il giudizio finale di Ciro Oliviero:

RISTORANTE “PEPE VIOLA” – VALUTAZIONE FINALE DI CIRO OLIVIERO

LOCATION: 8

MENU’: 6

SERVIZIO: 5

COSTO: 6

AMBIENTE: 4

TOTALE 29

TOTALE IN STELLE: 2.9 /  5

 

 

 

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