Eminem a Milano : istantanea di un Regionale agguerrito

Ore 07.27 di un sabato mattina (per quanto faccia fatica a rendermene conto, vista anche l’alzataccia di tre ore fa circa). Siedo su un seggiolino piuttosto duro di un Regionale malconcio che, malgrado tutto, promette solennemente di farmi raggiungere la stazione di Napoli Centrale (da Salerno) in 40 minuti. Voglio fidarmi di lui, anche perché sembra averla presa sul serio e al suo interno non lesina neppure getti cazzuti di aria condizionata. È proprio vero che l’italia sta cambiando.

Ad accorgersene persino la grande musica internazionale, il rap, Marshall Mathers, Eminem. Il concerto di questa sera a Milano, perché che ci crediate o no è lì che sono diretto con arrivo pronosticato ed auspicato per le 13, è uno di quegli eventi che negli States definiscono “one of a kind”.

Il rapper di Detroit si esibisce per la prima volta live in concerto nel Belpaese (meglio accantonare l’esperimento sanremese della seppur coraggiosa Raffaella nazionale) e ad attenderlo ci saranno 90.000 fans molti dei quali (tra cui il sottoscritto) “since day one”.

L’emozione è notevole, l’adrenalina tanta, altre sensazioni dovute alla vita privata continuano ad accompagnarmi ma non mi riservo la facoltà di accontonarle come un tempo. Al contrario, le ho messe in questa borsa granata della Eastpack e mi sono persino assicurato di averla chiusa per bene al fine di non smarrirle nel corso del weekend.

Tra le tante cose che Eminem mi ha sempre insegnato (e che per troppo tempo devo, chissà perché, aver rimosso) c’è il mantra di non fingere di star bene quando le cose non vanno. Esserne consapevole, non vergognarmene ed aprirmi a riguardo (non necessariamente con gli altri ma almeno con me stesso!) in qualsiasi forma riesca. Ma soprattutto accettare questa consapevolezza. Accettarla e accettarsi.

Più facile a dirsi che a farsi ma è la strada giusta da seguire, o meglio, è l’unica strada che un po’ tutti abbiamo a disposizione.

Il “Dio del rap” regalerà una trentina di pezzi allo scrivente e agli altri 89.999 fedelissimi che stanno raggiungendo la zona Fiera di Milano. Sarà un weekend intenso che mi proverà fisicamente ed emotivamente. Ma, un po’ come il giovane Werher decide prioritariamente e deliberatamente di crogiolarsi nel dolore per l’amore impossibile della già legata Lotte, ho deciso di prestarmi comunque al gioco e sia quel che sia.

Intanto, il Regionale continua sorprendentemente a sfrecciare pur regalandomi – dal uno dei suoi finestrini – alberi, case ed interminabili cavi dell’elettricità.

Accanto a me un uomo sulla sessantina, maglietta grigia, occhiali da sole neri  (tanto tondeggianti quanto buffi) e una piccola valigia della Kappa al suo fianco a tenergli compagnia.

Da qualche minuto si è appisolato, sembra piuttosto infelice e continua a ricordarmi qualcuno già visto in passato, magari in un’altra vita.

Viaggia da solo, probabilmente non per scelta ma perché un po’  la vita un po’ il suo arbitrio hanno così stabilito.

Un tempo era di quelli che attribuiva tutte le sue sventure al Fato cieco, poi col tempo – stanco e provato – ha preferito sobbarcarsi le colpe di tutto e di tutti pur di evitare altre, insopportabili e sterili polemiche.

Sposto nuovamente il mio sguardo al finestrino, il profilo di case e palazzi invoca evidentemente la mia attenzione. Non deve volerci ancora molto ed intanto sono le 07.49.

Penso a cos’altro scrivere ma soprattutto al solo presunto senso di quanto già scritto. Mi chiedo cosa starà facendo Eminem a quest’ora (e mi rispondo: “dormendo, idiota”). Mi faccio la stessa domanda in merito ad altre persone e la risposta è irrimediabilmente la stessa. Dormono anche loro.

Ad essersi destato è senz’altro il mio vicino di posto. Si guarda intorno con aria circospetta ma, in un amen, ha capito di essere quasi giunto a destinazione.

Il suo viaggio in treno per oggi termina evidentemente qui, non dovrà allungarsi fino a Milano. È quasi a casa.

Tra qualche istante si alzerà, siamo praticamente arrivati. Lo guardo e lo riguardo continuandomi a chiedere dove l’ho già incontrato.

La risposta più probabile è: “in un’altra vita”.

E in quella devo aver avuto le sue medesime sembianze. Sì, spiegherebbe tutto.

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