Battipaglia: bruciano rifiuti, bruciano ultime speranze

E’ l’espressione “disastro annunciato” a tener banco nelle ultime, convulse ore che accompagnano il racconto dell’ennesimo incendio nella zona industriale di Battipaglia.

Una di quelle espressioni che il paese Italia conosce benissimo ormai dalla notte dei tempi e che ostenta piuttosto fieramente al netto di precedenti degni di nota non circoscrivibili al solo Mezzogiorno; eppure, nell’espressione di cui sopra, ci sono troppi elementi che non possono che suffragare una tesi ormai forzatamente innalzata a nuda e cruda verità e che vede in quelle fiamme del primo weekend di agosto il rogo di ultime, flebili speranze oltreché di eco-balle.

La verità è che ormai neppure un’espressione dannatamente “sporca” come “disastro annunciato” riesce più a risvegliare le coscienze di esseri pensanti o presunti tali, volenterosi di salvaguardare le nostre vite e quelle dei nostri figli. Le nuvole di fumo degli ultimi disastri ambientali – tutti poco casualmente coincidenti col medesimo periodo dell’anno, quello in occasione del quale fare un bagno estivo sarebbe cosa buona e giusta (interessante sarebbe chiedersi in quale mare…) – hanno diffuso nell’aria oltreché diossina un ancor più letale veleno a base di menefreghismo d’alta scuola che, solo in occasione di giornate come questa, viene parzialmente scosso da un moto di ribellione comunitario tanto fragoroso quanto effimero.

Partito immediatamente e senza neppure un secondo di ritardo sulla tabella di marcia il consueto gioco dello scaricabarile tra le istituzioni, che una volta aveva persino il potere di infiammare il pathos di un racconto giornalistico anch’esso oggi in evidente affanno, il pericolo che questa giornata finisca nel dimenticatoio come tutte le precedenti è piuttosto concreto. La sensazione è che, questa volta come non mai, un segnale importante debba arrivare dalla “comunità”, colpevole e non poco anch’essa di aver smesso di lottare come un blocco unico, ma più interessata a creare scientificamente delle divisioni al proprio interno che non giovano certamente al bene comune.

Una risposta delle istituzioni, poi, sarebbe cosa estremamente gradita: affidandosi alle dichiarazioni della prima cittadina di Battipaglia, Cecilia Francese, c’è ad esempio da chiedersi quale sia il trattamento riservato al soggetto privato responsabile New Regeneral Plast che, pur essendo stato più volte sollecitato alla prevenzione, ripristino e bonifica dell’area incriminata, non abbia in più occasioni dato seguito all’operazione chiedendo – ancora a detta della sindaca -numerose proroghe (l’ultima delle quali lo scorso giugno, diniegata dagli uffici) il tutto in seguito a diversi cambi di proprietà.

Una risposta celere e cristallina che, una volta tanto, sappia e voglia punire realmente i colpevoli di un disastro vero, le cui logiche vanno ricercate (al pari dei precedenti storici) in seno ad una matrice evidentemente dolosa, negli anni sempre più marchio di fabbrica del comune capofila della Piana del Sele.

L’appello di un anno fa da parte del ministro Costa – che rivolgendosi a Salvini aveva testualmente chiesto di considerare i siti di stoccaggio di rifiuti in Italia come “sensibili” (vale a dire, siti destinati ad entrare nel piano coordinato di controllo del territorio, gestito da ogni Prefettura con l’ausilio di tutte le Forze dell’Ordine per un sovrappiù di controllo preventivo fornendo in tal modo un’ulteriore garanzia preventiva al cittadino e all’imprenditore) – non risulta aver dato il la ad alcun atto ufficiale in tal senso, a dimostrazione di una battaglia alla “criminalità imprenditorial-ambientale” mai davvero iniziata in questo assurdo Paese. Forse che combattere una simile battaglia possa essere non tanto operazione dispendiosa quanto poco o nulla agognata da chi oggi è nella posizione di urlare a gran voce (e così, mentendo spudoratamente, accrescere i propri voti) di aver sconfitto le mafie continuando nel frattempo a farci grossi affari?

  

  

 

 

 

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