Allarme crolli, parla l’ingegnere salernitano Fiscina: “Strade e ponti italiani tutti da rifare”

Gennaro Fiscina è un ingegnere salernitano, tra i più importanti strutturisti al mondo e – direttamente dalla colonne del quotidiano “La Città “– ha lanciato l’ennesimo allarme relativo alle condizioni in cui versano strade e ponti italiani.

Fiscina – tra le altre opere che lo hanno visto protagonista – ha lavorato alla realizzazione del terzo ponte sullo stretto del Bosforo, costruito in tre anni e caratterizzato da ben 100 chilometri di autostrada ad otto corsie, il tutto ad Istanbul, una delle metropoli più congestionate al mondo.

Il Fiscina-pensiero è molto chiaro, e in merito a quanto accaduto a Genova e su quanto le infrastrutture in Italia siano sempre più un deficit anziché una risorsa:

«Il tessuto infrastrutturale in Italia è datato: quello stradale risale spesso agli anni Cinquanta e Sessanta dello scorso secolo e nell’ultimo ventennio si è preceduto solo con il rifacimento di qualche arteria, tipo la Salerno Reggio Calabria, ma non con grandi nuove opere. Queste costruzioni, all’epoca all’avanguardia, oggi sono in fin di vita e, in più, risentono di un flusso e di carichi di gran lunga superiori a quelli calcolati in progetto».


Le responsabilità della tragedia di Genova

Fiscina, inoltre, non intende colpevolizzare il progettista Morandi per il crollo dell’omonimo ponte avvenuto a Genova lo scorso 14 agosto ma – a suo avviso – le responsabilità sono da tutt’altra parte:

« L’ingegnere Morandi è stato uno dei più grandi progettisti al mondo. Aveva progettato una struttura idonea a determinati flussi di traffico e pesi e per una vita utile di 50 anni. Il ponte è caduto non per colpa di chi lo ha progettato o costruito. Negli anni Sessanta era all’avanguardia per le tecniche e le conoscenze di allora. Basti pensare che il calcestruzzo utilizzato alla prova dava risultati di capacità portante del 20% superiore a quelli da progetto».


La situazione in Italia

Chiosa finale sulla situazione relativa alle infrastrutture sul territorio italiano:

«In Italia abbiamo smesso di costruire grandi opere e quindi abbiamo perso molto del nostro know how nella progettazione, tanto è vero che anche noi ci rivolgiamo a stranieri. Non è un caso che la nostra azienda, come altre italiane, lavori prevalentemente all’estero, con grandi opere che oggi si possono realizzare con tempi e costi minori rispetto a 50 anni fa. Un esempio è appunto il terzo ponte sullo stretto del Bosforo». 

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